E' l'ultima cosa che viene applicata alla chitarra nel processo costruttivo, ma la prima ad entrare in contatto con la mano del chitarrista. Ed è proprio dalla sensazione tattile che vorremmo partire, per esprimere il nostro dissenso convinto al 'plasticone', la vernice catalizzata (poliuretanica, poliestere etc...) che chiude il legno in un involucro impermeabile. Back in the good old days le vernici che venivano impiegate erano solo di due tipi, e precisamente gommalacca e derivati (applicate ad esempio a tampone, la cosiddetta 'French polish') o nitrocellulosa, applicata tipicamente 'a spruzzo'. Entrambe queste vernici sono di tipo a solvente, ed hanno la caratteristica di risultare, alla fine del processo di applicazione, in uno strato molto sottile. Le prime conservano una certa flessibilità anche da asciutte (caratteristica che può variare a seconda dei possibili adittivi che vengono aggiunti nella formulazione della vernice, quali la sandracca ad esempio) costituendo quindi una sorta di 'dampening factor' o fattore di smorzamento per le frequenze acute; la qual cosa le rende particolarmente indicate nella finitura degli strumenti ad arco, altrimenti tendenzialmente un pò 'aspri' nella resa sonora. Le seconda (nitrocellulosa) invece asciuga in uno strato estremamente rigido e fragile, costituendo dopo un periodo di rodaggio più o meno lungo (invecchiamento) un tutt'uno organico con il legno sottostante. Questa è una caratteristica estremamente indicata per le chitarre acustiche ed elettriche ed aiuta a conferire allo strumento quella tipica 'chiarezza' di suono che non è possibile non gustare in una chitarra d'annata. In più, le stesse caratteristiche di fragilità e rigidità causano quella tipica tendenza a creparsi delle vernici delle chitarre vintage che tanto amiamo e di cui tanto subiamo il fascino.
Inoltre, essendo nitrocellulosa e gommalacca sostanzialmente resine sciolte in un solvente volatile, questo le rende estremamente facili da riparare o riprendere (ma mai ripareremo o riprenderemo una vernice vintage, per quanto rovinata questa possa essere!). Tecnicamente, quando il solvente evapora la vernice asciuga e rimane aderente al supporto. Applicando un nuovo strato (ad es. per una riparazione o un ritocco), il solvente fa si che la vernice nuova si fonda con la vecchia. Risultato: un ritocco invisibile. Le vernici cosiddette catalizzate, per contro, sono composte da due diverse sostanze che vengono miscelate poco prima dell'applicazione. La reazione chimica tra le due fa si che la vernice asciughi. Ma una volta asciugata non cè solvente che possa discioglierla nuovamente, e ciò rende il ritocco visibile (e difficile, costoso, antipatico).