1922: vintage vibes à go go! Sicuramente i legni sono stagionatissimi, ed è probabile che qualche forsennato abbia suonato queste quattro corde doppie per molto, molto tempo. Le premesse per un FABULOUS TONE ci sono tutte, speriamo bene.
GIBSON: l'altra metà dell'acustica mela americana.
A-: mandolino Gibson fatto a pera col buco ovale, più tardi con le buche ad effe come i violini, in contrapposizione al modello F (quello col ricciolo, molto ricercato dai patiti del bluegrass).
-Jr: cioè junior, il piccolo della serie (A-jr A-0 A-1 A-2 A-3 A-4 etc..). Il progredire del numero siginifica più frilli, bordi, intarsi, rosette, custom colors, dollari. Non necessariamente (ma generalmente si) legni migliori e altrettanto non necessariamente un suono migliore. E' li' il bello.
Interessante vero? Completiamo il quadro dicendo che l'esemplare in questione è crack-free, a parte una piccola frattura sulla paletta (riparazione bruttina a vedersi ma solida) ed ha ancora il suo bel pick-guard di bakelite traslucida (con la clip brevettata nel 1911 - vedi foto). Qualcuno lo ha professionalmente riverniciato molti anni fa, e la nitrocellulosa ha acquisito una bellissima patina d'annata. Il top è stato tinto di nero, mentre manico, fondo e fasce conservano ancora il colore originale, un magnifico e profondo noce scuro. Le meccaniche sono Kluson, non dell'epoca ma vecchiotte, e non disturbano l'insieme. Nel complesso il mandolino ha un bell'aspetto vintage (VERY cool indeed), anche se sembra un po' più giovane della sua età - beato lui, il poter essere riverniciati è un privilegio che suscita invidia in molti di noi (ovviamente stiamo scherzando: riverniciare uno strumento vintage è in generale uno dei peggiori atti che si possano compiere sullo strumento stesso. A volte possono esserci delle eccezioni alla regola del riverniciato = ri-suona acerbo, come la presente, ma sono rare).
Rispetto ai mandolini stile A di annate precedenti il nostro Junior presenta due particolarità: fondo e fasce in acero (il fondo è graziosamente marezzato ma non bookmatched) invece che in betulla, e la scala lunga - innovazione introdotta da Lloyd Loar durante gli anni di permanenza alla Gibson come supervisore (dal 1919 al 1924). Per chi volesse saperne di più sull'individuo consigliamo il sito di Roger Siminoff. Qui ricordiamo solo che un mandolino F5 firmato da Lloyd Loar costa come un appartamento e, esagerazioni del mercato vintage a parte, qualche motivo ci sarà.
Lo strumento non presenta invece le altre innovazioni dovute a Loyd Loar: manico "lungo" (più tasti fuori dal corpo), buche ad effe e la tastiera rialzata, che insieme alla scala lunga ed alla particolare spessorazione del top definiscono il tipico suono del mandolino bluegrass. Vedremo più avanti le differenze nel timbro tra il nostro A-jr ed un classico F-5.
Una caratteristica strutturale dello "stile A" e di tutti i Gibson con buca ovale (pre-Lloyd Loar) è la presenza di un'unica catena, posta immediatamente sotto la buca e perpendicolarmente alle corde, per consentire alla tavola in abete scavato di resistere alla tensione di queste ultime, ed alla pressione verso il basso esercitata dal ponticello. I mandolini più moderni presentano invece catenature simili alle chitarre arch-top: due catene longitudinali (parallele alle corde) o catenatura ad X. Queste ultime soluzioni, oltre a creare un timbro differente, sono strutturalmente più idonee a supportare la tavola armonica senza che si abbiano distorsioni. E' tipico invece nei mandolini più antichi il fenomeno del top sinking: la convessità della tavola si può appiattire o addirittura invertire nella zona intorno al ponticello, a causa della pressione verso il basso esercitata dalle corde. Quanto questo fenomeno sia presente dipende ovviamente dalle caratteristiche e dalla storia del singolo strumento: in particolare qualità dell'abete, spessori della tavola e tensioni a cui è stato sottoposto durante la sua vita.
A questo riguardo ci teniamo a fare una considerazione. Le catenature più moderne sono strutturalmente più "intelligenti" ma spingono il timbro dello strumento in direzioni diverse, non necessariamente più desiderabili. E' invece vero che una lieve distorsione può far parte della personalità di uno strumento senza per questo renderlo peggiore. Gli esempi storici sono molti, dal dishing delle tavole dei liuti (che devono acquistare una certa concavità) alla tipica deformazione delle Martin della Golden Era (non per questo meno ricercate).
Ad un'attenta analisi scopriamo che il nostro Junior presenta una lieve inversione della concavità in prossimità del ponticello (suspence). A questo punto siamo davvero curiosi..come suonerà?
Frenate l'impazienza, cari lettori, perchè per la prova ci dobbiamo spostare a casa di Carlo Aonzo.

...che per fortuna non sta molto distante da casa mia. In compenso è in ritardo, e ci tocca fronteggiare l'assalto delle sue tre (dico tre) vivacissime figliole. Mi meraviglio di come il pallone con cui giocano non si avvicini mai alla vetrinetta in cui sono esposti diversi mandolini napoletani, antichi e moderni. "Non è mai capitato" dice Carlo flemmaticamente (nel frattempo è arrivato). Gli passo Junior e la prova ha inizio.
Ero convinto che gli ultimi tasti dei mandolini li mettessero solo per bellezza. Ho cambiato idea. Carlo percorre con fluidità tutta la tastiere, suonando tutte le corde in ogni registro, ed il mandolino risponde ovunque col suo bel timbro chiaro e squillante. Molto bilanciato per giunta: acuti cristallini e bassi profondi, con medi mai invadenti ma ben presenti, che rendono il suono veramente caldo e piacevole. Le possibilità dinamiche sono notevolissime, e ben sfruttate da Carlo, che suona con grande espressività: lo strumento risponde bene sia ai Pianissimo che a sollecitazioni più energiche.
"...fantastico, suona bene dappertutto, forse qui un po' meno (guardiamo bene e notiamo che proprio lì i tasti sono profondamente solcati) no, cambiando i tasti dovrebbe andare a posto. L'unica cosa che non mi va è la scala lunga (ci credo, suona in posizioni assurde, che noi mortali manco immaginiamo). Grande dinamica, per di più (tira fuori un Gibson F-5 del 1998 o giù di lì) l'F-5 invece devi sempre suonarlo forte per tirare fuori un bel suono (fa qualche nota) però ha più volume e punch, usato ritmicamente è un'altra cosa, sembra un rullante (fa qualche accordo sull'F-5, roba da bluegrass) non avevo mai suonato un Gibson stile A, neanche da Grisman (Carlo ha appena terminato di registrare con David Grisman e Beppe Gambetta, ndr) e sono piacevolmente sorpreso di come suona. Un mandolino così lo vendi subito in Italia"
Poi divaghiamo, aprendo finalmente la magica vetrina e dando un'occhiata ai mandolini d'epoca. Ed è tutto un'altro fantastico mondo sonoro, ed un'altra storia.

Le premesse c'erano tutte e alla fine siamo veramente bene impressionati dal nostro Gibson. Certo, è decisamente un altro strumento rispetto agli F-5 a cui siamo abituati ma devo dire la verità? Mi piace molto di più (ogni scarrafone.. come si dice), soprattutto per le possibilità dinamiche ed il suono caldo e woody (termine intraducibile, si potrebbe dire "legnoso" ma in italiano non suona come un complimento). Non amando particolarmente il bluegrass, preferendo - anzi - suonare fiddle tunes sotto la pergola di casa mia, il piccolo Junior è proprio quello che ci vuole. Nonostante il lieve top sinking si è rivelato uno strumento eccezionale, piacevole e facile al tocco, ottimo per chi non necessita di un grande volume ma vuole godersi un suono caldo e ricco. Essendo inoltre un modello base, ed in più riverniciato e non 100% original, il suo prezzo è tremendamente inferiore a quello di un qualunque F-5 nuovo o vintage. Ed è persino stato costruito in pieno periodo Lloyd Loar!
Un grazie particolare a Carlo Aonzo per la sua disponibilità, il suo autorevole parere e per averci spiegato a cosa servono gli ultimi tasti del mandolino.
Sito Ufficiale di Carlo Aonzo: www.aonzo.com
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