James Trussart Rusty Steelcaster (1999) - Heavy Metal Mojo!

Impossibile non aprire questa rapida review con una battuta sul metallo (acciaio) che costituisce il corpo di questa alquanto inusuale telecaster.  Infatti, ci troviamo di fronte ad un’interpretazione ‘estrema’ dell’amata Fender, frutto della genialità del liutaio parigino (ma poi trasferitosi a Los Angeles) James Trussart.

DESIGN E COSTRUZIONE

Il nostro esemplare risale al ’99, quindi ancora ‘Made in France’: corpo in acciaio (o meglio, lamiera di acciaio: l’interno per nostra fortuna è cavo...motivo per cui questa tecnicamente non può chiamarsi solid body), manico in koa e tastiera in palissandro, sulla quale sono accuratamente seduti e rifiniti 21 tasti medium-jumbo, costituiscono la parte liuteristica di questo strumento.  E’ più che evidente il richiamo alle chitarre resofoniche steel-body (stessi identici materiali: il koa altro non è che un tipo di mogano).  Data la nostra natura smanettona, non possiamo esimerci dall' "aprire" la Steelcaster per vedere come è fatta dentro: via il manico, via il parapenna… La prima forte impressione è senz’altro quella olfattiva: gli agenti chimici usati da Trussart per trattare l’acciaio e ottenere le 1000 sfumature di colore della ruggine (dal verdastro al rubino, passando per l’ocra e il rame) hanno evidentemente lasciato una traccia.  Quindi spicca il sistema di supporto del manico all’interno del "guscio" che costituisce il corpo: una solidissima piastra di acciaio rialzata, saldata al corpo e "livellata" ad arte sulla parte che va ad accoppiarsi alla base del manico.  Il ponte (di tipo string through body) è fissato ad uno zoccolo in legno (mogano) piazzato dentro al corpo per garantirne l’indeformabilità in un punto cruciale.

Parlando con Trussart (certe curiosità da liutaio valgono bene una telefonata intercontinentale) veniamo a sapere che la forma e lo spessore del blocchetto di legno sono vitali per garantire consistenza strutturale e quindi suonabilità della chitarra e, specialmente sugli strumenti ‘made in France’ andavano adattati caso per caso, a causa della difficoltà di reperire lamiera di acciaio del corpo sempre dello stesso tipo.  Poi, beh, poi c’è la ruggine, che Trussart ottiene lasciando i corpi esposti agli agenti atmosferici nel giardino di casa sua (non senza l’aiuto di qualche agente chimico...come abbiamo avuto modo di verificare). Quindi la tratta carteggiandola, anche per conferire un look ‘vissuto’, e la fissa verniciandola con qualche sottile mano di trasparente.  Come faccia ad ottenere l' "effetto alligatore" non è dato di saperlo, ma possiamo pensare che nel processo di "arrugginimento" vengano usate delle "matrici" opportunamente trattate, poste a contatto con il corpo.  Sta di fatto che le "squame di alligatore"...quegli alligatori cheabitano gli Everglades, costituiscono l’elemento fondamentale per dare al suono di questa Steelcaster quel tocco di zydeco, di cajun di Mississippi che la contraddistingue.  Slide coolness spoken here, folks!

APPOINTMENTS

Scherzi a parte, il look di questo strumento è veramente ‘wild’: mai una volta che passi inosservata.  Non ho ancora capito se si tratta dell’ultima frontiera del Relic, piuttosto che dell’anticamera al Cyber-punk.  Ma forse, a dire il vero, poco mi importa: queste rusty steelcaster mi sono sempre piaciute, dalla prima volta che ne ho vista una sulla pagine di Guitar Player anni fa (andatevi a leggere come la recensiva Joe Gore). Completano il look tutte le parti in metallo debitamente arrugginite e ‘distressed’, nonché l’headstock overlay in metallo con la scritta James Trussart intagliata.  Mettiamoci anche le meccaniche col pomello di plastica bianca anticata (tipo masticata dal cane, cosa peraltro probabile) e per gli scoppiati come il sottoscritto ce ne sarebbe già abbastanza per correre fuori a comprarsene una...

FEEL

Tentazione, peraltro, suffragata dalle impressioni di quando la chitarra la si prende in mano per suonarla.  Con un peso ‘standard’ (quanto una normale tele in frassino) ed un corpo un pelo più sottile di quello di una chitarra di legno, questa trussart veste come un paio di jeans usati.  Il manico ricalca quello delle ultime blackguard (big and beefy, ma non boatneck, ..insomma: è bello grosso e a ‘C’) ed è finito satinato.  Tasti medium jumbo messi giù come si vede solo sulle PRS, scala da 25’ (eccola li, la grossa differenza rispetto ad una Fender) e tastiera ‘compound radius’ completano il quadro per una suonabilità veramente fuori dal comune.  Il corpo, sebbene arrugginito e spellato, non presenta spigoli o idiosincrasie di sorta e, pur essendo di materiale inorganico, trasmette un feeling ‘caldo’ e positivo.

Merito anche delle vibrazioni delle corde che vengono amplificate dalla lamiera e trasmesse al corpo con una sensibilità pari solo alle migliori solidbody di legno.

SUONO

Amplificata la voce di questa Steelcaster è calda e sensuale, anche grazie ai notevolissimi pickup Seymour Duncan Antiquity.  Hanno botta da vendere, ma non vanno mai "over the top": è evidente come Mr. Duncan abbia privilegiato granosità e dettaglio del suono, rispetto alla potenza di uscita.
Vogliono essere interpretazioni di pickup vintage? Bene, a mio giudizio ci riescono. 

Spettacolare il pickup al ponte: twangy (of course) e "pastoso" allo stesso tempo (chunky), con attacco definito e ricco di armonici.  In più, il corpo in metallo da al suono un tocco di "resofonico": c’è ma non reclama un posto in prima fila. 

Gli orecchi più esperti sentiranno "qualcosa di diverso", ma che si sposa perfettamente con la voce generale dello strumento (un po’ come quando si aggiunge un pizzico di basilico al minestrone).

CONCLUSIONI

Che altro aggiungere? Non molto di più.  Suona come una tele vintage?  Piuttosto: diciamo che è accattivante, "addictive", permette un’enorme espressività di esecuzione (dinamica), è ricca armonicamente ed ha il fascino del vissuto.  Guarda caso, sono tutte le caratteristiche che compongono il ‘magic factor’ di uno strumento vintage…Come a suo tempo ha chiuso la sua recensione della Steelcaster il nostro Joe Gore: "I haven’t been so thoroughly enamoured of a new instrument in a long time".  Siamo d’accordo.

SCHEDA TECNICA

Corpo: acciaio
Manico: koa, profilo a 'C' di dimensioni generose
Tastiera: palissandro indiano
Scala: 25 pollici