L'etichetta all'interno recita testualmente: Santa Cruz Guitar Company - Luthiers.
Luthiers, cioè liutai, e questo la dice lunga sulla filosofia di questa piccola fabbrica californiana di chitarre artigianali. Ciò inoltre ci consente affrontare un discorso più generale su quello che a nostro avviso contribuisce a "fare" - o disfare - uno strumento acustico. Sintetizzando (avremo modo di approfondire il discorso in altre recensioni) gli ingredienti fondamentali sono due:
Forma, dimensioni, scala (grosso modo la lunghezza della corda vibrante), catenatura del piano armonico: tutto quello che distingue uno strumento da un altro. Ci sono DESIGN consolidati dalla tradizione costruttiva (ed in genere corrispondono a strumenti nati o ben adattati ad un determinato tipo di musica e contesto culturale) ed altri legati all'estro di un particolare liutaio in un particolare momento storico - e che a loro volta possono o meno diventare tradizionali. Ciò che importa è che un dato design definisce nelle grandi linee il suono di uno strumento. Una dreadnought suonerà sempre in un suo modo particolare, diverso ad esempio da quello di una OM o di una Jumbo. Un ulteriore elemento di diversità - che meriterebbe un capitolo a parte - è costituito dai legni usati per il piano armonico e per fondo e fasce. Abete e cedro (i più usati per il piano armonico) e palissandro, mogano o acero (idem per fondo e fasce) hanno ognuno una propria voce che apporta sfumature diverse al suono della chitarra.
Il termine - decisamente americano - è suggestivo, potremmo tradurlo con "dare voce". Ed è esattamente quello che il liutaio, con la sua sensibilità ed esperienza, fa quotidianamente. Scelto un dato design e determinati i legni da utilizzare (cioè definito nelle grandi linee il suono dello strumento) si tratta di fare i conti con un fatto ineluttabile: il legno non è - a differenza delle materie plastiche - sempre uguale. Ogni pezzo di legno è diverso, e perchè tiri fuori al meglio la propria voce ha bisogno di essere opportunamente dimensionato. Così il liutaio sceglierà lo spessore che meglio "dà voce" ad una tavola armonica, o assottiglierà in maggiore o minore misura le catene e così via.
E' chiaro a questo punto che la Santa Cruz Guitar Company già dall'etichetta si presenta per quello che è: un gruppo di liutai, riuniti dal fondatore Richard Hoover, che costruiscono artigianalmente chitarre di altissima qualità. Qualcosa più simile alle antiche botteghe di liuteria che ad una moderna fabbrica. La differenza sta proprio nell'attenzione al VOICING che solo il singolo liutaio può dare, a differenza dall'operaio che riproduce parti di dimensioni prestabilite. A riprova di tutto ciò, il piano armonico della chitarra riporta sul lato interno data e firma del liutaio che lo ha intonato (VOICED).
Dal punto di vista del design, la Santa Cruz Guitar Company è specializzata in repliche (grossomodo!) delle chitarre Martin degli anni venti e trenta (la Golden Era della Martin), affiancate da modelli di ispirazione Gibson ed altri originali. Tutti disegnati e costruiti nello spirito del'epoca, incorporando però le idee e la sensibilità di Richard Hoover e colleghi per quanto riguarda il bracing: piccole differenze nella catenatura del top tra un modello e l'altro danno origine ad un'ampia gamma di possibilità sonore tra cui scegliere. Comune a tutti i modelli è la particolare attenzione alla leggerezza dello strumento ed alla verniciatura: banditi gli spessi strati di vernici catalizzate (poliuretano o poliestere) si ricorre alla nitrocellulosa.
Il risultato, nel caso in questione, è uno strumento che risponde con immediatezza e vividezza di suono su tutte le corde ed in tutti i registri, ha ottime possibilità dinamiche ed espressive, ha complessità armonica ed in più un'ottima proiezione. Uno strumento ben riuscito, senza contraddizioni, capace di regalare a chi lo suona un'ampia gamma di emozioni.
E finalmente diamo un'occhiata da vicino alla chitarra. E' decisamente una OM: spalle larghe, vita stretta e cassa non troppo profonda. Te ne accorgi quando la prendi in braccio e resta confortevolmente vicino al tuo corpo. La leggerezza contribuisce al piacere di maneggiarla, insieme ad un manico snello per nulla appesantito dalle meccaniche piccole e dorate. La tavola di abete dispiega una ricca setosità di raggi midollari, ed è incorniciata dall'herringbone e dalla bordura in avoroide. Il battipenna è un po' più piccolo del solito, lasciando libera alla vista una più ampia porzione di abete. E qui ci fermiamo. Non parleremo dei minuscoli segnatasti in abalone che ingentiliscono una tastiera anch'essa incorniciata da sottili filetti e culminante in una paletta rivestita d'ebano intarsiato in abalone col logo SCGC, nè della gentile curva del tallone del manico che conduce ad un corpo di palissandro indiano bordato in avoroide. Non insisteremo nel descrivere il tipico stile da Martin d'annata, così elegantemente understated e moderno (pur essendo nato nella seconda metà dell'ottocento), nè il suono ricco e vivo, anch'esso tipico di un mondo chitarristico squisitamente americano.
Diremo solo, in conclusione, che la Santa Cruz OM è uno strumento vero, che porta con sè il sapore di una tradizione musicale ed artigianale ancora viva grazie a tutti i liutai e musicisti che ancora la mettono in atto.
Tavola armonica: abete sitka
Fondo e fasce:palissandro indiano
Tastiera e ponticello: ebano
Scala: 25,375" (circa 645 mm)
Capotasto: 1-13/16" (circa 46 mm)
Vernice: nitrocellulosa
E' sostanzialmente una replica del modello OM (Orchestra Model), prodotto dalla Martin soltanto tra il 1929 ed il 1934. L'OM fu la prima flattop con 14 tasti fuori dal corpo, costruita su richiesta del banjoista Perry Bechter. Dopo il 1934 allo stesso modello fu accorciata la scala e venne rinominato 000 (sostituendo il "glorioso" 000-12tasti). Secondo Eric Schoenberg (www.om28.com) proprio con il modello OM (ed il contemporaneo 000-12tasti) si può dire che nasca la moderna steel-string guitar: chitarre leggere perchè pensate per le corde di budello che acquistano una nuova voce con l'introduzione delle corde di acciaio alla fine degli anni 20. Anche dal punto di vista ergonomico, la combinazione tra larghezza del capotasto, string spacing al ponte la meravigliosa forma del manico (una incredibilmente comoda U/V) rende le chitarre di quell'epoca (o le loro copie recenti) strumenti piacevolissimi da suonare. La versione della SCGC differisce dall'originale soprattutto per l'uso del truss-rod all'interno del manico e per i tasti di tipo moderno. Sulle OM d'epoca il manico era rinforzato da un inserto di ebano, ed alla rigidità dell'insieme manico-tastiera contribuiva la compressione esercitata dai tasti utilizzati (i cosiddetti bar-frets, molto diversi dai tasti usati attualmente). Il formato OM viene in genere molto apprezzato da chi suona in fingerpicking, per via dell'ottimo bilanciamento tra bassi e acuti, ma dà anche ottimi risultati suonata a plettro, pur avendo meno volume di una dreadnought a causa delle dimensioni inferiori della cassa.