La cosa interessante delle Fender costruite prima del 1982 è il modo - particolare e geniale allo stesso tempo - in cui venivano installati i tasti. Una delle tante trovate di Leo Fender.
Normalmente i tasti vengono martellati (o pressati) dall'alto dentro solchi praticati sulla tastiera. Nel primo disegno ho cercato di raffigurare un tasto e le parti che lo compongono. I dentini presenti su entrambi i lati dello stelo hanno il compito di tenere il tasto nella sua sede. C'e da dire che non sempre ci riescono, specie alle estremità e specie in tastiere molto arcuate come quelle delle Fender.
La trovata geniale consiste nell'installare i tasti "sideways", cioè inserendoli da un lato della tastiera, come se dovessero scorrere in un binario. Nei tasti installati tradizionalmente, i dentini sono sormontati da una porzione di legno compresso nell'inserirli. Nelle Fender no. Il legno al di sopra dei dentini è sano, e questi ultimi alloggiano in un "binario" - per l'appunto - da loro stessi scavato. Ecco perchè l'estremità dei tasti nelle vecchie Fender è sempre ben seduta nel suo alloggiamento. La seconda figura riassume il concetto.
Può sembrare una disquisizione storica di puro interesse teorico, ma conoscere il modo in cui sono stati installati i tasti diventa cruciale nel momento in cui ci si accinge a toglierli. La presenza di legno intatto a di sopra dei dentini può causare notevoli danni alla tastiera nel caso si cerchi di tirarli fuori semplicemente estraendoli verso l'alto.
La terza figura si spiega da sola: è ciò che accade estraendo i tasti verso l'alto, sia per tasti inseriti sideways che per tasti inseriti normalmente. La differenza è che nell'ultimo caso il danno è molto contenuto, e viene di solito eliminato rettificando un pelino la tastiera. Nel caso di Fender vintage invece il danno può essere ingente, anche in virtù del fatto che il legno della tastiera è molto spesso tagliano 'slab' e non sul quarto.
Il trucco è cercare di far percorrere al tasto la stessa strada che ha fatto per entrare nella sua sede, ed è il metodo che abbiamo impiegato nel caso di questa Telecaster del '59.
Sintetizzando, la sequenza delle operazioni è la seguente:
1) Scaldare il tasto col saldatore. Può essere utile far penetrare sotto il tasto una miscela di acqua ed alcool, che con il calore evapora "smuovendo" la situazione. E' bene in tal caso continuare a scaldare finchè il liquido non è del tutto evaporato, in modo che il legno possa ritirarsi a causa della perdita di umidità, lasciando il tasto un po' più libero. Per lo stesso motivo alcuni morsettano il manico in posizione lievemente flessa all'indietro (i solchi si allargano levemente).
2) I tasti sono stati infilati dalla parte del Mi basso, in direzione del cantino. Cercheremo di estrarli in direzione inversa, in modo che seguano la strada già tracciata all'andata. Si appoggia un punzone in una tacca praticata all'estremità del tasto (lato cantino) e con un martello discretamente pesante si incomincia a saggiare la situazione con qualche colpetto. All'inizio sembra una causa persa, finchè un colpo più forte degli altri (una discreta mazzata, direi) smuove l'attrito atavico che tiene il tasto nella sua sede dalla 'nascita'. Ancora qualche colpetto ed il treno comincia a prendere velocità, fino a deragliare fuori dalla tastiera. Facile? Non sempre i treni sono puntuali come quelli giapponesi, può sempre accadere...
3) qualche inconveniente: tasti molto consumati offrono poca resistenza al punzone, e possono letteralmente spappolarsi. Attenzione, perchè il tasto può deformarsi e segnare profondamente la tastiera. E' bene insistere molto con il saldatore, magari flettere il manico all'indietro, e scegliere un punzone non troppo appuntito...
In secondo luogo, il tasto può scheggiare il legno nel punto di uscita. Attenzione quindi nel momento cruciale in cui il treno comincia a muoversi e a fuoriuscire dal binario. Infine, la stessa vernice del manico può saltare, specie su chitarre più recenti, in cui lo strato è più spesso.
P.S: Non ho parlato della magnifica fetta di palissandro brasiliano e del notevolissimo acero con cui è stato costruito questo manico. Se consideriamo che le vibrazioni del manico contribuiscono in maniera significativa all'impasto sonoro dello strumento, si può capire perchè le chitarre vintage sembrano sempre avere una marcia in più.
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